BY THE GLASS REVOLUTION
- Donatella De Lucia
- 21 ott 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Come cambiano i formati (e le abitudini) del vino.
Il vino vive una trasformazione silenziosa e profonda.
Non nei vitigni, non nei terroir — ma nei modi in cui viene servito, scelto e condiviso.
Dietro la formula apparentemente banale “by the glass” — al calice — si nasconde oggi una rivoluzione culturale che tocca il cuore dell’esperienza del bere.
I nuovi formati non sono solo questione di misure: sono un linguaggio nuovo, nato per rispondere ai desideri di un pubblico che vuole qualità, libertà di scelta e leggerezza.
IL SIGNIFICATO PROFONDO DI “BY THE GLASS”
In passato, il vino al calice era una concessione pratica: un modo per degustare senza impegnarsi in una bottiglia intera.
Oggi è diventato uno strumento di marketing esperienziale, un canale di scoperta, un gesto di apertura verso nuove generazioni di consumatori.
Il “by the glass” permette di ampliare le occasioni di consumo:
alla degustazione guidata, dal brunch al wine pairing tematico e, soprattutto, offre ai locali e alle cantine una straordinaria opportunità: trasformare ogni sorso in un racconto breve, ma memorabile.
I NUOVI FORMATI CHE STANNO CAMBIANDO LE REGOLE
1️⃣ Il calice classico – 125 ml
È la misura tradizionale, elegante e universale.Perfetta per vini fermi bianchi e rossi, mantiene il senso di ritualità. Ma oggi rischia di apparire seriosa se proposta senza contesto.👉 Deve diventare parte di un’esperienza guidata, non un gesto meccanico.
2️⃣ Il mini calice degustazione – 70–90 ml
È la nuova frontiera del vino “curioso”: permette di assaggiare più etichette, comparare, scegliere. Si inserisce perfettamente nei tasting flight, le trilogie di assaggi che piacciono ai giovani e agli appassionati.
👉 È il formato che educa senza annoiare.
3️⃣ Il calice “social” – 100 ml
Più leggero, più conviviale.Perfetto per aperitivi e wine bar urbani.Restituisce al vino quella spensieratezza contemporanea che avevano preso i cocktail.
👉 Un formato chiave per riconquistare la Gen Z: il vino torna a sorridere.
4️⃣ Le micro-bottle – 187 o 200 ml
Bottigliette monodose dal design curato, ideali per eventi, hotel, degustazioni itineranti.
In crescita anche in Italia, dove iniziano a essere viste come segno di attenzione, non di banalizzazione.
👉 Sono il formato del “vino che viaggia”, perfetto per chi vuole libertà e controllo della qualità.
5️⃣ Il tasting flight – 3x60 ml o 3x90 ml
È più di un formato: è un format narrativo.Tre calici, tre storie, tre identità territoriali.Funziona nelle cantine, nei bistrot e negli eventi, perché invita a scoprire senza forzare.
👉 È il vino che dialoga con la curiosità.
6️⃣ Il premium pour – 150–175 ml
Il calice delle occasioni importanti.Servito con Coravin o Enomatic, permette di offrire vini iconici al bicchiere, senza sprechi.
👉 È la chiave dell’upselling elegante: chi non aprirebbe una bottiglia da 200 euro, accetta volentieri un calice da 18.
IL NUOVO RUOLO DEI LOCALI E DELLE CANTINE
La rivoluzione “by the glass” non riguarda solo le quantità: riguarda il modo in cui il vino si racconta. Produttori e locali devono lavorare insieme, costruendo esperienze su misura.
Per i locali: diversificare l’offerta, creare percorsi di degustazione, curare la presentazione visiva.
Per le cantine: fornire strumenti di comunicazione, formare il personale, costruire micro-narrazioni per ogni etichetta.
In un mondo dove l’attenzione dura pochi secondi, un solo calice ben servito può essere più potente di una campagna intera.
💡 IN SINTESI
Formato | Quantità | Ideale per | Obiettivo |
Calice standard | 125 ml | Servizio classico | Valorizzare la tradizione |
Mini degustazione | 70–90 ml | Tasting e pairing | Educare e incuriosire |
Calice social | 100 ml | Aperitivi e wine bar | Alleggerire e coinvolgere |
Micro-bottle | 187–200 ml | Eventi e delivery | Democratizzare il premium |
Tasting flight | 3x60–90 ml | Wine experience | Raccontare territori |
Premium pour | 150–175 ml | Vini d’alta gamma | Offrire esclusività |
La nuova frontiera, secondo noi, non è tecnologica: è sensoriale e culturale.
Il “by the glass” non svilisce il vino, lo rende mobile, curioso, vivo. Un linguaggio che parla alla fretta di oggi, ma con la profondità di sempre.
Per i produttori italiani peraltro orientati all’export, il “by the glass” rappresenta una leva di accesso:
entrare nelle carte di vini internazionali senza barriere di prezzo;
comunicare la qualità del territorio in formato esperienziale;
raggiungere target più giovani attraverso occasioni di consumo più leggere.
Il principio è sempre lo stesso: meno quantità, più relazione. Ogni calice, in ogni Paese, può essere una porta d’ingresso verso un nuovo pubblico — se raccontato nel modo giusto.
Chi sa interpretarlo — con equilibrio, creatività e rispetto — non venderà solo il vino, ma una possibilità in più di innamorarsene.



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